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[VIDEO] Pulcini maschi: ucciderli subito, non servono a nulla

Riportiamo a seguire, senza commenti, l’articolo pubblicato dal bel sito Unhappy Animal in merito alla gestione, per così dire, dei pulcini maschi all’interno delle fabbriche di uova. Allevamenti intensivi o biologici, galline in gabbie o allevate a terra poco importa: nell’industria delle uova i maschi non servono, e per questo vengono uccisi subito.

Come ben sottolineato nell’articolo, vengono prodotte “venti tonnellate di cadaverini implumi a settimana”.

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[VIDEO] Fabbriche di uova: il comunicato di essereAnimali e il documentario

Esattamente come AgireOra, anche noi riportiamo in toto e senza commenti il comunicato rilasciato da essereAnimali in merito all’investigazione sulle galline ovaiole che tanto sta facendo discutere.

“Le GALLINE negli allevamenti intensivi

Un’investigazione di essereAnimali

Questo filmato, le fotografie e le informazioni che divulghiamo vogliono mostrare pubblicamente le condizioni in cui vengono allevate le galline cosiddette “ovaiole”, con lo scopo di documentare cosa quotidianamente questi esseri viventi devono sopportare per soddisfare un consumo di uova che ancora molte persone credono privo di crudeltà.

Abbiamo realizzato questa investigazione perché vogliamo contribuire ad aiutare questi animali, con la speranza di stimolare un dibattito più ampio sulla considerazione che abbiamo di loro e sul trattamento che gli riserviamo.

L’industria delle uova è solo una piccola parte di un mondo orribile, pieno di violenza e sofferenza, il mondo dello sfruttamento animale. Pregiudizi, disinteresse e ignoranza condannano milioni di individui, capaci come noi di percepire le emozioni e il dolore, ad una vita che non è possibile descrivere, per soddisfare gli interessi egoisti di una società umana che li ha relegati al ruolo di risorsa.

Noi invece pensiamo che ogni animale, indipendentemente dalla specie, dovrebbe poter vivere libero.Non ci sono giustificazioni per quello che gli sta accadendo, dobbiamo prendere coscienza della questione e impegnarci per un cambiamento che non promuova la richiesta di una migliore qualità di allevamento ma che metta in discussione l’allevamento stesso.Gli sguardi e i comportamenti degli animali ci dimostrano quanto questi luoghi siano crudeli e come il concetto di ‘benessere animale’ tanto reclamizzato sia solo una astuta mossa per tranquillizzare l’opinione pubblica.Ma noi possiamo, se vogliamo, liberarli tutti, scegliendo di diventare vegan e restituendogli così rispetto e dignità.

L’INVESTIGAZIONE

A partire da fine dicembre 2011 e per i due mesi successivi abbiamo localizzato 27 allevamenti situati nelle province di Bologna, Cesena, Ferrara, Forlì, Ravenna e Rimini, con l’obiettivo di portare alla luce immagini attuali e provenienti da ogni tipologia di allevamento intensivo praticato in Emilia Romagna.

Dopo aver adottato le dovute precauzioni igieniche necessarie (calzari e maschere), siamo entrati all’interno e abbiamo filmato e fotografato le condizioni degli animali, ottenendo più di 15 ore di registrazioni video e oltre 1000 foto.

Se si considera che in Emilia Romagna sono attive circa 200 strutture, possiamo dire di aver visitato più del 10% dell’attività di questo settore.

La ricerca delle strutture è avvenuta tramite un elenco, scaricabile da internet, dove dal codice stampato sulle uova è possibile risalire alla metodologia di allevamento e all’azienda titolare dello stesso. I codici li abbiamo trovati osservando semplicemente le uova vendute nei supermercati.

In Emilia Romagna vengono allevate 8 milioni di galline, suddivise in:

99 allevamenti dove gli animali sono tenuti in Gabbia |3|,

90 allevamenti a Terra |2|,

5 all’Aperto |1|

19 Biologici |0|

per un totale di 213 allevamenti.

La capienza può variare da un minimo di 1000 animali detenuti ad un massimo di 400.000 individui. Cifre spropositate che elevano la nostra regione al secondo posto per numero di galline rinchiuse, dietro solo alla Lombardia.

In Italia la situazione è spaventosa, fra i 40 e i 50 milioni di galline soffrono imprigionate in 38.000 aziende, il 94% è relegata in soli 240 allevamenti. Cifre che sanciscono il triste primato di secondo massimo produttore di uova in Europa, con 12 miliardi di unità, coprendo l’11% della produzione totale.

GLI ANIMALI

Non abbiamo tentato di filmare casi particolarmente drammatici, o ricercato condizioni limite o palesemente fuori norma. Queste non sono le crudeli conseguenze di un allevatore irresponsabile ma la normalità terrificante sfruttamento animale. Riteniamo che le immagini della quotidiana sofferenza di questi individui siano di per sé già sufficienti per emanciparsi dal consumo di uova.

Carenze fisiche (creste abbassate e zampe bianche) La totale mancanza di luce solare, unita ad una dieta completamente inadatta induce in questi animali numerose carenze dal punto di vista biologico. I segni più visibili sono i colori smorti delle creste e dei bargigli, la loro scarsa consistenza e il pallore delle zampe.

Malformazioni del becco L’amputazione del becco modifica la capacità di beccare delle galline e causa l’insorgere di malformazioni. Oltre al trauma della mutilazione gli animali devono convivere con problemi e dolori costanti dovuti all’esposizione dei centri nervosi.

Infezioni e malformazioni alle zampe La crescita incontrollata delle unghie porta spesso gli animali ad impigliarsi nelle maglie della rete. Questo degenera a volte in fratture e lussazioni e comporta sempre dolore e disagio costanti.Il contatto continuo con gli escrementi (soprattutto negli allevamenti a terra) induce infezioni agli arti inferiori. Nessuna di queste problematiche viene curata o minimamente presa in considerazione. La morte di alcuni individui è un fattore che poco incide sui grossi numeri della produzione e per questo tollerato dall’allevatore, che non prende in minima considerazione la loro sofferenza.

Morti e feriti gravi La presenza di cadaveri è stata costante in ogni tipo di allevamento visitato. In alcuni casi abbiamo trovato carcasse in evidente e avanzato stato di decomposizione, beccate e calpestate dagli altri animali, utilizzate come punto per depositare le uova o come superficie più comoda della grata metallica dove posarsi. Ci siamo imbattuti spesso in animali agonizzanti, scossi da spasmi o incapaci di muoversi o di reggersi sulle zampe. E’ frequente trovare nei capannoni delle tabelle nelle quali sono conteggiati i morti giornalieri a dimostrazione di quanto questa eventualità non sia solo accettata ma prevista e monitorata per valutare fino a che punto incide sul profitto generato.

Celle frigorifere piene di cadaveri L’entità della mortalità all’interno degli allevamenti non è percepibile fino a quando non ce la si trova dinanzi.E’ sempre presente nei pressi dell’allevamento una cella freezer in cui vengono ammassati i cadaveri di tutti gli individui che non sopravvivono a queste torture quotidiane. Vere e proprie montagne di corpi che emergono dal vapore della condensa e colpiscono con la forza di un treno in corsa.

Plumofagia e problemi al piumaggio L’aggressività dovuta alle terribili condizioni di vita si traduce spesso per le galline nel beccare le piume dei propri simili. La mutilazione del becco limita in parte le ferite che gli animali si provocano ma non impedisce loro di strapparsi le penne e le piume, in alcuni casi, fino a spennarsi completamente. In altri casi è lo sfregamento con la gabbia a rovinare le penne delle ali o a consumare completamente le piume dell’addome.

Alimentazione indotta E’ capitato di trovare capannoni con luce accesa a qualunque ora del giorno e della notte. Nei casi in cui abbiamo trovato animali al buio abbiamo notato un fenomeno molto esplicativo. Ogni qualvolta li abbiamo illuminati per le riprese video o le fotografie abbiamo assistito ad una vera e propria corsa al cibo. Questo fenomeno viene assecondato e incentivato nei momenti in cui è necessario sviluppare la crescita degli animali in breve tempo.

Sovraffollamento Il sovraffollamento è l’essenza stessa dell’allevamento. Allevare è esattamente questo: creare delle situazioni di estrema concentrazione di specie animali per trarne profitto. Non esiste un limite tollerabile di affollamento. E i numerosissimi problemi che abbiamo testimoniato lo dimostrano. Essere costretti a calpestare i propri simili per dormire, per raggiungere il cibo o semplicemente per spostarsi di pochi centimetri; passare mesi e mesi senza mai poter aprire le ali o senza mai perdere il contatto con altri individui, essere costretti ad una vita di interminabile disagio e sofferenza non sono situazioni che siamo in grado di comprendere a fondo.

Possiamo tentare di immedesimarci in questi animali ma vivere quelle condizioni sulla propria pelle è una sensazione infinitamente più tragica di come riusciamo ad immaginarla.

COSA PUOI FARE

Diventa Vegan

Scegliere uno stile di vita vegan significa rispettare veramente tutti gli animali, non ucciderli e di conseguenza non volerli mangiare.

Alimentandosi con ingredienti di sola origine vegetale, escludendo quindi carne, pesce ma anche i derivati come latte, uova e miele, si restituisce agli animali quella libertà di cui hanno tutto il diritto e che quotidianamente gli viene sottratta.

Diffondi l’investigazione

Aiutaci a divulgare l’investigazione, pubblicala sul tuo blog/sito, diffondila su riviste, giornali e quotidiani locali e condividila sui social network.

LINK:

video http://vimeo.com/37624687

foto http://bit.ly/AzWZGL

Unisciti a noi

Diventa attivista per la liberazione animale. Le immagini che hai visto mostrano la realtà quotidiana degli allevamenti intensivi. Tutti quegli animali, uno ad uno, sono oggi condannati a soffrire e morire nella quasi totale indifferenza.

Se anche tu come noi vuoi fare qualcosa per cambiare tutto questo contattaci, essereAnimali organizza varie iniziative, azioni simboliche, proteste ma anche conferenze, cene e corsi di cucina vegan.

Non abbiamo certo la soluzione alla tragedia dello sfruttamento animale ma non vogliamo neanche stare con le mani in mano di fronte a questa situazione.

Gli animali non potranno mai liberarsi da soli, volente o nolente le nostre scelte e il nostro impegno sono la differenza, per quegli individui, tra un futuro ancora orribile o una possibilità di salvezza.

Scegli di essere dalla loro parte!

Fonte: 

essereAnimali, Le GALLINE negli allevamenti intensivi, 5 marzo 2012”

Di seguito: ecco il video dell’investigazione.

Le star di Hollywood protestano contro McDonald’s

Dieci star di Hollywood hanno inviato una lettera al CEO di McDonald’s chiedendo alla compagnia di stabilire una politica diversa per i loro fornitori di uova: niente allevamenti a gabbie per le galline ovaiole.

Dal momento che McDonald’s è (purtroppo) il più grosso acquirente di uova d’America la lettera assume un valore simbolico: il gigante del fast food ha il dovere morale di iniziare a modificare il trattamento inumano cui le galline ovaiole sono sistematicamente sottoposte.

La lettera è stata spedita all’amministratore delegato di McDonald’s, Jim Skinner, dalle seguenti celebrità: Ryan Gosling, Zoey Deschanel, Emily Deschanel, Alicia Silverstone, Maria Menounos, Kristin Bauer, Ed Begley Jr., Wendie Malick, Bryan Adams e Steve-O per conto dell’associazione animalista Mercy For Animals

La missiva dice: “A nome delle persone compassionevoli, vi imploriamo di aiutarci a mettere fine all’inutile sofferenza di questi animali adottando severe e significative norme di benessere animale in tutto il mondo, incluso l’impegno a proibire l’acquisto di uova prodotte da uova che spendono la loro miserabile vita rinchiuse in microscopiche gabbie”.

L’appello giunge dopo un video girato in novembre, che mostrava l’orrore del trattamento riservato alle galline delle Sperboe Farm (l’articolo qui).

Lo scandalo aveva portato McDonald’s ad interrompere i rapporti con il fornitore, ma Mercy For Animals e i suoi testimonial sottolineano come il gigante del fast food non abbia comunque cercato di apportare alcun cambiamento significativo alla sua politica di acquisto delle uova. Hanno semplicemente scelto un nuovo fornitore.

Continua la lettera:

“Mentre McDonald’s non si serve più da produttori di uova da allevamenti in gabbia in Europa, i ristoranti americani continuano a supportare questo tipo di fornitori che confinano le galline in gabbie così piccole da non permettere loro neppure di aprire le ali, per tutta la loro vita. Questi uccelli non hanno mai la possibilità di camminare, correre, appollaiarsi, costruire nidi, vedere il sole, respirare ossigeno all’aria aperta o di fare qualunque cosa sia per loro naturale. Il buonsenso ci dice che animali dotati di gambe e ali dovrebbero avere perlomeno la possibilità di muoversi”.

“Sfortunatamente, non esiste una singola legge federale atta a proteggere le galline dalla crudeltà dal momento in cui nascono fino al momento in cui muoiono. Mentre McDonald’s si vanta dei suoi miliardi di clienti benserviti, milioni di galline sfruttate per i suoi ristoranti vengono sistematicamente abusate. In effetti, questi animali vengono torturati in modo tale che, se fossero cani o gatti, i fornitori di McDonald’s sarebbero tutti in carcere”.

“È arrivato il momento che McDonald’s faccia qualche cambiamento per il meglio. Come maggiore acquirente di uova negli USA, McDonald’s ha il potere e la responsabilità morale di assicurarsi che le uova che utilizza non arrivino da fornitori marci”.

Nella foto: come si riducono le galline degli allevamenti intensivi.